LA MIA STORIA

Da OK Salute di Ottobre 2014

LA MIA STORIA

Bella allo specchio   - Mi hanno aiutata ad accettarmi senza capelli

Lo scorso 14 gennaio è nata mia figlia Carola, ma la gioia della maternità è stata interrotta dopo appena due mesi, quando mi hanno diagnosticato un corio-carcinoma, tumore raro che si può formare nell'utero durante o dopo la gravidanza. È iniziato l'incubo.

Il 16 marzo mi hanno ricoverato al San Raffaele di Milano per verificare la presenza di metastasi e valutare la terapia più idonea. A 36 anni mi sono trovata costretta a partire per questo viaggio senza sapere quanto sarebbe durato e come sarebbe andato a finire. Sono cominciate le chemioterapie ho dovuto interrompere l'allattamento. Ogni settimana dovevo essere ricoverata per l'infusione dei farmaci. Passavo giorni interi lontana da mia figlia, che rimaneva a casa con mio marito e i nonni. Mi trovavo a gestire non solo la crescita della bimba ma anche la malattia, tra notti insonni ed effetti collaterali della chemio. Certo, una creatura appena nata ti dà la forza di lottare, di andare avanti. Ma quel binomio vita-morte non era facile da accettare. Intanto, cominciavo anche a perdere i capelli e mi chiedevo quanto potesse spaventare mia figlia vedere la madre diversa dagli altri. Poi ho capito che la tragedia vera era un’altra. Proprio in quel periodo ho avuto la fortuna di partecipare a un programma terapeutico attivato in ospedale per le pazienti oncologiche: si chiama «Salute allo specchio». Agli inizi non avevo ben capito di cosa si trattasse, ma ho accettato lo stesso perché era stata la mia oncologa a propormelo, e di lei mi fido. Durante gli incontri con i diversi professionisti - quali psicologi, psico-oncologi ma anche truccatrici, esperte di parrucche, estetiste, stylist di moda - ho conosciuto altre persone simili a me, alla Giulia di quel periodo; anche loro alle prese con un problema oncologico più o meno uguale al mio. È davvero importante confrontarsi con chi vive la tua stessa esperienza, poter condividere paure e speranze, supportarsi a vicenda.

 

HO RITROVATO IL SORRISO

Il primo giorno del corso ho incrociato gli occhi spaventati di chi viveva l'angoscia di una malattia terribile. Ma con «Salute allo specchio» iniziava un nuovo percorso e, al termine degli incontri, ho lasciato persone che erano tornate a sorridere, nonostante tutto. Anch'io, dopo quel primo incontro, ero tornata a casa e con mio marito il se perso quel maledetto 14 marzo. Finalmente dopo la tragedia ritornava un po' di serenità anche in famiglia. Quel programma terapeutico mi ha aiutato a superare i momenti più difficili e bui vissuti in cinque mesi La professionalità degli esperti, le loro parole, la loro umanità, il tempo messo a nostra disposizione, le loro cure ci spronavano a vivere quest'esperienza come una fase di transizione nella nostra vita. E ad accettarla. Ho quindi imparato a non subire la malattia ma ad affrontarla.

I professionisti che hanno partecipato al progetto riuscivano a entrare in sintonia con noi, dandoci supporto e conforto. Così, per esempio, l'esperta di parrucche ha saputo consigliarmi quella giusta per me. Significava ritornare la Giulia di un tempo e ho riacquistato un po' di sicurezza in me stessa. Poi ho deciso di non metterla, perché avevo imparato a sentirmi a mio agio anche senza parrucca. E l'ho indossata solo il giorno del battesimo di mia figlia.

Anche quel trucco fatto in un certo modo può essere un dono in un momento in cui non è facile guardarti allo specchio, perché ti vedi malata.

 

Giulia Rizzi

 

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