La lotta contro i tumori Al Poma arriva l’Ebus

dalla Gazzetta di Mantova del 10 giugno 2018  articolo di Maria Antonietta Filippini

Lo Iom ha donato il macchinario di ultima generazione da 140mila euro

Il primario Ravenna: ora siamo all’avanguardia, diagnosi più precise sui polmoni

 

Un grande passo avanti per la lotta contro i tumori al polmone al Carlo Poma grazie all’Ebus,un macchinario di ultima generazione che pone l’ospedale di Mantova all’avanguardia al pari di Brescia e Bologna,ospedali dove finora alcuni pazienti mantovani erano costretti ad emigrare. L’Ebus, del valore di circa 140mila euro, è stato donato alla Pneumologia dallo Iom,l’istituto oncologico mantovano.«Come sempre - spiegano il presidente Attilio Anserini e il vice Adelelmo Spagna - il nostro obiettivo, attraverso le donazioni e i volontari, è di far stare meglio i malati, individuando che cosa serve di più.Qui si migliora la cura, con i caschi per la chemioterapia,ad esempio, si evita la perdita dei capelli e soprattutto per le donne è molto importante» . A spiegare la grande utilità dell’Ebus è il primario di Pneumologia, Franco Ravenna.«L’Ebus entra nelle vie respiratorie come il broncoscopio,ma in più il braccio mobile è dotato di una piccola telecamera che, puntata sulla parete della trachea, permette divedere all’interno dei polmoni e di prelevare il tessuto che serve per gli esami istologici».Finora, continua il primario Ravenna, si doveva ricorrere alla Tac e poi con una serie di calcoli avvicinarci al linfonodo,ma la precisione che si raggiunge vedendo direttament esul monitor è nettamente maggiore. «Ora il Poma in questo campo è all’avanguardia» assicura e non ci sarà più bisogno di emigrare per gli esami in altre città o addirittura di dover essere operati con l’apertura del torace.Il tumore al polmone, come si sa, è molto subdolo, avanza senza dare sintomi. «Sulla prevenzione- continua Ravenna- ci sono studi in corso, ma il consiglio è smettere di fumare a qualunque età e convincerei ragazzi a non cominciare».Le cure però sono molto più efficaci. «Ci sono farmaci costosi ma utilissimi, però la cura va personalizzata e molto mirata. Un farmaco funziona su un tumore del polmone e non su un altro e viceversa.Per questo è fondamentale eseguire molti tipi di esami sui tessuti prelevati. Arrivando al linfonodo con l’Ebus possiamo prelevare materiale sufficiente e idoneo per la diagnosi,con più garanzie di quello prelevato dopo la Tac».Naturalmente, osserva Ravenna,si tratta di un lavoro di squadra, fra pneumologia,chirurgia toracica, anatomia patologica, oncologia. Il primo intervento è già stato programmato.


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