Vaccino, speranza contro il tumore al pancreas

  • Print

LA STAMPA Lunedì 4 febbraio 2013 pag. 22

Vaccino, speranza contro il tumore al pancreas

“Si blocca la crescita di questo tipo di cancro”     Test in laboratorio con una proteina

 

11 mila pazienti

Ogni anno nel nostro Paese si ammalano di tumore al pancreas 11 mila persone: nell’80 per cento dei casi la diagnosi viene fatta quando la malattia è conclamata

30% sopravvivenza

Il nuovo vaccino messo a punto dal Cerms a Torino promette di allungare di almeno il 30 per cento la sopravvivenza e soprattutto la qualità di vita di un malato

La malattia

Il cancro del pancreas è considerato un vero e proprio big-killer nei Paesi industrializzati: è infatti la quarta causa di morte per tumore nel mondo occidentale. Un cancro relativamente raro che colpisce il 5 per cento della popolazione, ma mortale. Poiché non dà sintomi precoci, nel 75-80 per cento dei casi quando la diagnosi viene fatta la neoplasia è in una fase talmente avanzata che non è più operabile. I fattori di rischio, come in molte altre forme tumorali, sono legati allo stile di vita. Chi è affetto da pancreatite cronica o ha una familiarità è maggiormente a rischio.

Il precedente

La nascita del primo vaccino contro il tumore del pancreas di deve a un’altra scoperta fatta tre anni fa sempre dall’équipe del professor Novelli, in collaborazione con i ricercatori del Sant’Elena di Roma, con l’Università di Verona, con l’Unità di Proteomica del San Raffaele di Milano e con i laboratori del Virginia Mason Hospital. Si dimostrò (con pubblicazione sul «Journal of proteome research») che la presenza di un determinato anticorpo nel sangue era segnale certo dell’esistenza del tumore. Lo studio coinvolse 250 pazienti. Quell’anticorpo è la reazione alla presenza della proteina aggressiva alfa-enolasi.

il caso

MARCO ACCOSSATO

TORINO

 

Quattro anni di studi ininterrotti nei laboratori di immunologia dei tumori della Città della Salute di Torino hanno permesso ai ricercatori del Centro di medicina sperimentale (Cerms) di sviluppare il primo vaccino in grado di bloccare la crescita del tumore del pancreas, prolungando di almeno il 30 per cento sopravvivenza e qualità di vita dei malati. La scoperta - pubblicata sulla rivista medica internazionale «Gastroenterology» - offre ai medici una nuova arma basata sulla vaccinazione a Dna. «Un risultato sorprendente - dichiarano gli stessi ricercatori, guidati dal professor Francesco Novelli e dalla dottoressa Paola Cappello -: al momento non esiste alcun trattamento sia radio sia chemioterapico in grado di portare anche solo un piccolo ma significativo aumento della sopravvivenza nei pazienti con carcinoma del pancreas».

Neoplasia tra le più aggressive fra tutti i tumori solidi, il cancro del pancreas colpisce ogni anno 11mila persone in Italia. La sopravvivenza a cinque anni di distanza dalla scoperta della malattia non supera il 5 per cento dei casi, anche perché nell’80 per cento dei pazienti la diagnosi viene fatta quando le metastasi sono già in circolo.

La difesa individuata dai ricercatori del Cerms nei laboratori delle Molinette è una proteina, l’alfa-enolasi, enzima del metabolismo presente sulla membrana delle cellule che nel nostro organismo svolge diverse funzioni. Fra queste anche quella (negativa) di favorire in certe situazioni la crescita del carcinoma pancreatico: «Contrastare questo sviluppo era l’unica arma oggi a disposizione per rallentare la crescita del cancro - osserva Novelli -: il problema è che il nostro sistema immunitario non si accorge della presenza dell’enzima da contrastare finché questo non raggiunge determinati livelli di concentrazione».

La sfida dei ricercatori torinesi è stata quella di renderlo visibile alle difese del corpo, per creare anticorpi-spia in grado di svelare addirittura la presenza precoce del cancro, e scatenare una risposta immunitaria che attivi un esercito di linfociti (i linfociti T) capaci di infilarsi nel tessuto tumorale, riconoscere e aggredire il cancro e attivare un’azione contraria al progredire della malattia.

Il vaccino è un’iniezione intramuscolo. Lo studio sui topi ha permesso di verificare che l’azione contro la proteina alfa-enolasi che fa crescere il tumore è efficace anche se somministrata quando la malattia è conclamata, «il che dà una speranza non solo per una protezione preventiva nei soggetti con una predisposizione familiare, ma anche nei pazienti resistenti alla chemio o alla radioterapia».

L’idea di utilizzare l’alfa-enolasi per scatenare una risposta immunitaria contro il tumore è nata da precedenti studi compiuti negli stessi laboratori del professor Novelli. Scoprire quanto dei risultati ottenuti sui topi genetica- mente modificati sarà trasferibile all’uomo è compito di un nuovo protocollo di ricerca. Tuttavia - sottolinea fin d’ora il professor Novelli - «il modello pre-clinico utilizzato nello studio ripercorre fedelmente la trasformazione genetica e funzionale del tumore del pancreas dell’uomo, e ciò significa che anche nei pazienti il vaccino dovrebbe dare i medesimi risultati ottenuti in laboratorio».