Lo Iom regala cinque auto al Poma

Dalla Gazzetta di Mantova 20 Aprile 2013

DONAZIONE

Lo Iom regala cinque auto al Poma

Per l’assistenza domiciliare ai malati oncologici saliti a oltre 1.500

(nella foto da sinistra: Barbara Speziali, Attilio Anserini, il Dr. Luciano Orsi, Adelelmo Spagna)

Si è conclusa nella giornata di ieri la donazione di autovetture destinate alla struttura di cure palliative dell'azienda ospedaliera Carlo Poma da parte di Iom, l'istituto oncologico del territorio mantovano.

L'associazione ha destinato cinque nuovi veicoli, tutti provvisti degli strumenti necessari e di un navigatore satellitare, di cui i professionisti della terapia potranno servirsi per adempiere alla richiesta di assistenza domiciliare di tutto il territorio mantovano. A supervisionare la consegna delle chiavi il presidente di Iom Attilio Anserini e Luciano Orsi, direttore della struttura cure palliative sia per quanto riguarda l'hospice che per il percorso di ospedalizzazione domiciliare.

«Un ripetuto atto di donazione convalidato dal supporto del direttore, della struttura e di tutti i cittadini che hanno contribuito volontariamente all'acquisto dei mezzi», spiega Anserini riferendosi al parco auto donato da Iom, che ad oggi ammonta complessivamente a tredici vetture. Una sinergia che si pone l'obiettivo di accompagnare i pazienti e le rispettive famiglie nel percorso della malattia, oggi sempre più richiesto nell'assistenza domiciliare. I pazienti curati nelle proprie abitazioni infatti sono aumentati notevolmente negli ultimi due anni rispetto a quelli curati nell'hospice, per un totale di 1.502 contro i 1.292. Il dato lascia intendere, come spiega Orsi, una preferenza da parte dei pazienti di essere curati nell'ambiente domestico ottenendo comunque prestazioni adeguate alle loro necessità. Un servizio ottimale che vede rilanciata la progressione dell'ospedalizzazione domiciliare, secondo le nuove normative nazionali prossima ad essere rivolta a tutti i pazienti e non solo a quelli oncologici.

I numeri del reparto del Poma sono in costante crescita: nella divisione vengono ricoverati circa 300 pazienti all’anno; a domicilio, invece, nel 2012 sono stati gestiti  567 malati.

La rete di cure palliative è composta dall’ospedalizzazione domiciliare, dall’Hospice, dall’ambulatorio specialistico e dalle consulenze specialistiche nei reparti di degenza o a domicilio. Secondo la filosofia che ispira la struttura, un’assistenza di buona qualità deve offrire la possibilità di trascorrere la maggior parte della vita in famiglia, con una buona gestione dei sintomi e la garanzia della protezione sanitaria e sociale.

Martina Adami

Mantova Salute Marzo - Aprile 2013

Da Mantova Salute  Marzo - Aprile 2013  Azienda Ospedaliera Carlo Poma di Mantova

Dvd e pièce teatrale con i giovani per la prevenzione dei tumori progetto dell’istituto iom e il liceo belfiore per avvicinare gli studenti alla malattia oncologica attraverso l’arte e l’informazione


Dall’anno scolastico 2007/2008 l’Istituto Oncologico Mantovano (IOM onlus) promuove, su richiesta di alcuni docenti del Liceo Scientifico “Belfiore”di Mantova desiderosi di approfondire i temi legati alla malattia neoplastica, un progetto inerente la prevenzione oncologica da rivolgere agli studenti dell’Istituto stesso.Obiettivo del progetto è l’avvicinamento dei giovani alla malattia oncologica attraverso lo strumento della conoscenza scientifica e psicologica al fine di prevenirla mettendo in atto corrette norme comportamentali quali stili di vita, alimentazione e attività fisica.Prima di procedere alla stesura del progetto e anche per chiarire meglio le richieste della scuola è stata necessaria una lunga serie di incontri con i docenti, con il dirigente scolastico, i rappresentanti degli studenti e i consigli di classe.

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Specchio dei tempi «Preziosa Psicologia Oncologica»

La Stampa    25 febbraio 2013 pag. 49

Specchio dei tempi

«Preziosa Psicologia Oncologica»

Una lettrice scrive:

«Sono una paziente della Psicologia Oncologica della Città della Salute di Torino, diretta da Riccardo Torta, e ho saputo con grande angoscia che il Centro verrà declassato a struttura semplice. Al di là delle classificazioni burocratiche, temo che ciò comporterà come inevitabile conseguenza un abbassamento nella qualità di un servizio che per me e per la mia famiglia è un aiuto fondamentale per affrontare e combattere la malattia. Apprendere di essere malati di cancro, sopportare terapie molto pesanti per lungo tempo, affrontare la progressione della malattia, convivere con l’inefficacia delle cure, vedere la devastazione che tutto ciò crea in famiglia. Sono fardelli che per me sarebbero quasi insostenibili senza un ausilio psicologico. Quante volte mi sono sentita dire, da medici e non, “in questo tipo di malattia è l’atteggiamento psicologico che conta”. In questa situazione, mi chiedo perché privare noi malati e i nostri cari di questo “ossigeno” che, oltretutto, sul totale delle spese erogate a ciascun paziente nella lotta contro il cancro mi sembra pesare davvero poco. Non sarebbe meglio, quindi, unire le forze e cercare di “declassare” il cancro, invece delle strutture che lo combattono? Vorrei, perciò, che venisse riconsiderata la decisione, per continuare a usufruire appieno dei servizi messi a disposizione dalla Psicologia Oncologica, centro di eccellenza italiano ed europeo, vero punto di riferimento per tutti noi che soffiamo e per le nostre famiglie che ci assistono».

MARTA RICCI

Test Positivi su un Virus Herpes modificato : "Uccide le cellule tumorali e non le sane"

La Repubblica.it  Salute

Test positivi su un virus herpes modificato
"Uccide le cellule tumorali e non le sane"

Su Plos Pathogens il passo avanti dello studio dell'università di Bologna: la verifica sui topi ha dimostrato che la capacità selettiva e l'efficacia del virus permangono anche quando somministrato per via generale, non solo quando iniettato nel tumore. Speranze per il cancro al seno e all'ovaio

BOLOGNA - Un nuovo studio dell'Università di Bologna, simulando metodi di cura più vicini alla pratica clinica, ha confermato l'efficacia della terapia basata su un virus che uccide selettivamente i tumori. La ricerca, pubblicata sulla rivista PLoS Pathogens, dimostra che un particolare virus herpes, selettivamente programmato per uccidere le cellule tumorali, non è efficace solo quando viene iniettato all'interno del tumore in condizioni di laboratorio, ma anche quando viene somministrato per via generale.
Nel nuovo studio, finanziato anche dall'Associazione italiana per la ricerca sul cancro, la terapia è stata diffusa per via sistemica, per somministrazione intraperitoneale, quindi in condizioni operative clinicamente più realistiche. Il risultato rappresenta un ulteriore passo verso lo sviluppo di nuove terapie contro le metastasi per la cura dei pazienti colpiti da tumori del seno e dell'ovaio.

Due gruppi di ricerca dei Dipartimenti di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale  e di Farmacia e Biotecnologie dell'Università di Bologna - spiega una nota dell'ateneo bolognese - lavorano da anni a questa terapia innovativa. Nel 2009, i ricercatori guidati da Gabriella Campadelli-Fiume, avevano ideato un virus derivato da quello dell'herpes, programmato per entrare selettivamente nelle cellule tumorali. Il virus modificato non aggredisce le cellule normali e non provoca quindi le classiche lesioni erpetiche alle labbra, ma è capace di riconoscere e distruggere i tumori del seno e dell'ovaio che presentano uno specifico marcatore (HER-2). Una patologia di cui ogni anno in Italia si riscontrano 42mila nuovi casi, con oltre 10mila mortali.
"Molti scienziati nel mondo - spiega Gabriella Campadelli-Fiume - stanno cercando di produrre virus oncolitici, cioè che distruggono  le cellule tumorali. Spesso le modificazioni operate, che rendono l'agente virale innocuo per l'organismo ospite, lo rendono anche scarsamente aggressivo nei confronti del tumore e quindi, dal punto di vista terapeutico, poco efficace. Noi siamo i primi a essere riusciti a ottenere un virus herpes riprogrammato in grado di colpire le cellule tumorali con marcatore HER-2, senza infettare le altre cellule sane, indirizzando così tutta la sua capacità distruttiva solo sulle cellule malate".
I nuovi studi hanno dimostrato che il virus modificato può curare topi di laboratorio portatori di metastasi di tumori umani all'interno dell'addome. Per farlo è stato messo a punto un modello murino (la cavia utilizzata per gli esperimenti) portatore di tali neoplasie che è stato usato per dimostrare l'efficacia del virus riprogrammato.
Alla realizzazione del modello ha lavorato un team guidato da Pier Luigi Lollini in collaborazione con l'Istituto Rizzoli di Bologna. "E' difficile studiare in laboratorio la diffusione metastatica dei tumori umani - sottolinea Lollini - , per questo abbiamo sviluppato un sistema-modello che riproduce nei topi la diffusione metastatica dei tumori dell'ovaio e del seno, consentendoci di testare nuove terapie antitumorali in condizioni che rispecchiano quelle umane".

Per il futuro, l'obiettivo è arrivare alla fase di sperimentazione preclinica e proprio per questo gli studiosi sono alla ricerca di ulteriori finanziamenti.

(05 febbraio 2013)

TESTIMONIANZE Non solo dolore.

Gazzetta di Mantova Lunedì 25 Febbraio 2013 Pag. 14

TESTIMONIANZE

Non solo dolore.

Il libro della Miglioli sulle Cure palliative

Una raccolta di testimonianze, ritratti, storie che emergono dalle stanze della malattia terminale dove, al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, si trova speranza e fiducia nella vita. La cultura delle Cure Palliative ha bisogno di essere diffusa, insieme al messaggio che vale la pena vivere, con dignità e riducendo al minimo la sofferenza, fino all’ultimo istante. E questo il messaggio del libro di Elena Miglioli, responsabile della comunicazione del Poma, intitolato ”La notte può attendere. Lettere e storie di speranza nelle stanze della malattia terminale”, edizioni Paoline. Con un taglio narrativo la penna dell’autore si muove tra personaggi reali, che sono stati curati dagli operatori di Mantova in hospice o a domicilio, e immaginari, alla ricerca di quegli sprazzi di intensità, che qualcuno ha potuto magari raggiungere solo in condizioni di malattia.

Il libro, che vuole essere anche un omaggio ai professionisti e ai volontari che lavorano tutti i giorni nel reparto, è arricchito da una prefazione di monsignor Giovanni Nicolini, dall’introduzione di Luciano Orsi, direttore della struttura Cure Palliative del Poma, dalla psicologa Paola Aleotti, e dalla postfazione del direttore generale Luca Stucchi.

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