Laboratorio Estetico

Gazzetta di Mantova 3 maggio 2012

 

Recuperare fiducia nel proprio aspetto fisico, valorizzare la bellezza, potenziare l'energia e la forza psichica. Sono questi gli obiettivi del 'Laboratorio di estetica', spazio dedicato alla cura della bellezza per le pazienti oncologiche. Realizzato grazie al contributo dell'Istituto oncologico mantovano, questo servizio, totalmente gratuito, punta a fornire informazioni e consigli pratici per migliorare l’ aspetto fisico.

Uno staff di estetiste, che hanno acquisito nel loro curriculum una competenza specifica con pazienti oncologici, offrirà consulenze e terrà lezioni di trucco personalizzato. L'iniziativa si terrà nella sede dello Iom (Palazzina 25 A, zona ospedale vecchio) ogni lunedì dalle 15.30 alle 17.30 previo appuntamento al numero 0376-464107 oppure al 0376-223502.

Le donne che accederanno al servizio verranno accolte in una stanza che è stata adeguata dal punto di vista strutturale ed estetico, con dipinti sulle pareti che raffigurano giardini trompe-l'oeil che mirano a creare un'atmosfera di benessere e conciliazione con la natura. A indicare le finalità del progetto nella conferenza stampa di presentazione è stata la coordinatrice, dottoressa Paola Aleotti, psiconcologa: «Le persone colpite dalla malattia, in primis le donne, sono sottoposte a forti pressioni emotive. Questa iniziativa vuole far nascere uno spazio dove le pazienti possano recuperare un'immagine più positiva di sè, in modo da recuperare fiducia e voglia di rimettersi in gioco».

Il progetto, fortemente voluto dal presidente dell'Istituto oncologico mantovano Attilio Anserini, ha ricevuto il plauso di Luca Stucchi, direttore generale dell'azienda ospedaliera Carlo Poma: «Un'iniziativa importante, parte integrante del percorso di cure e assistenza». Il servizio per le pazienti dovrebbe scattare già dal prossimo 14 maggio.

 

Meno bisturi più radioterapia “È il futuro”

la Repubblica

Martedì, 31 gennaio 2012

Pag. 46

Meno bisturi più radioterapia “È il futuro”

Seno, prostata, polmone, fegato, cicli ridotti, precisione millimetrica

GIUSEPPE DEL BELLO

Cyberknife, TomoTherapy, Trilogy, Vero. Quattro macchine ad altissima tecnologia. Un unico centro idoneo al loro funzionamento. E un folto gruppo di pazienti già pronto ad essere trattato. Tutto questo è già realtà nelle centinaia di metri quadri che ospitano nell’istituto europeo di Oncologia di Milano (Ieo) la nuova Radioterapia avanzata Arc (Advanced radiotherapy center). Nella struttura, inaugurata tre giorni fa, l’attività inizierà domani, annuncia con orgoglio Roberto Orecchia, ordinario all’Università di Milano e direttore del centro radioterapico: «A breve, quando a regime, l’Arc sarà fra i primi dieci centri di radioterapia nel mondo. Con una nuova cultura di cura che permette di colpire selettivamente le cellule malate». Solo negli Usa entro il 2020 si registrerà un incremento di cure radioterapiche del 22% e, in alcuni casi, come per i tumori della prostata, del 35%. Numeri e previsioni che possono essere soddisfatti oggi attraverso un modello diagnostico-assistenziale di ampio respiro. In particolare, grazie all’intuizione di un contenitore unico (l’Arc, appunto) dove i pazienti potranno contare su macchinari versatili e al top della tecnologia. Il più avanzato, il Vero (in tutto il mondo 6 esemplari, in Italia 2, a Milano e Como), è un acceleratore lineare di ultima generazione, un mix tra la Tomoterapia (sistema rotazionale combinato) e il Cyberknife (bisturi virtuale che colpisce le cellule neoplastiche con precisione submillimetrica). Ma, soprattutto, è dotato di un software che consente al fascio di radiazioni indirizzato alla massa tumorale di agire in sincronia con i movimenti respiratori. Significa che può colpire il bersaglio, come fa un missile intelligente. «Se bisogna neutralizzare un nodulo tumorale nel polmone», esemplifica Orecchia, «Vero lo insegue e lo bombarda anche mentre il paziente respira. In gergo tecnico si parla di tumor-traking ed è la prima volta che si realizza».

Dai protocolli di radioterapia per tumori di polmone e fegato, a quello per la prostata finora mai utilizzato in Italia e che sfrutta contemporaneamente le funzioni di Vero e di Cyberknife. «Il programma che applichiamo per alcuni tumori prostatici in fase iniziale è “Batti il 5”», continua il direttore dell’Arc, «così definito perché il trattamento si fa per 40 minuti in una sola settimana e con cinque sedute. E uno schema ambulatoriale di chirurgia robotica, non invasiva e mirata, che garantisce al paziente la stessa probabilità di guarigione della chirurgia tradizionale, ma senza anestesia, incisione e riabilitazione». Soluzione ideale, ma applicabile sempre? «Limitazioni ce ne sono», risponde il professore, «per esempio, nelle neoplasie estese che sconfinano oltre la capsula si interviene con la chirurgia tradizionale o, in alternativa, con la ormonoterapia». Trilogy invece, è un sistema di radioterapia guidata che sarà impiegato nel trattamento di tumori della testa e del collo, con la garanzia di salvaguardare la ghiandola parotide. Peculiarità della tecnologia è l’irradiazione mirata che segue i movimenti degli organi. E, infine, sempre in tema di acceleratori lineari, l’Arc mette a disposizione (per il carcinoma mammario in stadio iniziale) tre portatili della Eliot (Electron intraoperative therapy). In questo caso la metodica prevede un’unica somministrazione durante l’intervento chirurgico di una dose di radiazioni parzialmente sovrapponibile a quella erogata durante i cicli di radioterapia esterna. «In futuro vedo un progressivo abbandono del bisturi e la drastica riduzione della chemioterapia a favore di cure localizzate», conclude il direttore scientifico dello Ieo, Umberto Veronesi.

 

CHEMIOTERAPIA

RADIOTERAPIA

Consiste nella somministrazione di farmaci per distruggere le cellule tumorali

Consiste nell’utilizzo di radiazioni ionizzanti per distruggere le cellule tumorali

COME VIENE APPLICATA

COME VIENE APPLICATA

 

a) Via catetere venoso centrale

Per infusioni prolungate

 

b) Via endovenosa

È l’infusione in una vena, si usa di solito nei trattamenti brevi

 

c) Altre vie

Più raramente avviene per via orale o locale:

creme, iniezioni, infusioni in cavità o arterie

Acceleratore lineare: E l’apparato che spesso si usa per emettere le radiazioni sul corpo. La struttura che emette le radiazioni viene indirizzata per incidere specificamente sulla zona da trattare.

Prima di iniziare, si effettua un controllo radiografico per delimitare l’area specifica da irradiare (simulazione).

 

Radiazione: Raggi X, fasci di elettroni o raggi gamma si indirizzano sulle cellule cancerogene per danneggiare il loro DNA. Le zone del corpo da non esporre alle radiazioni sono coperte accuratamente con schermi di protezione.

 

Le cellule sane riescono a riparare i danni che possono avvenire sul loro DNA.

 

Le cellule tumorali non riescono a riparare i danni e muoiono più facilmente.

 

TERAPIA CONCOMITANTE CHEMIO-RADIOTE-RAPIA

Si esegue di solito per le seguenti neoplasie:

Tumori della cervice uterina localmente avanzati

Tumori della testa e collo localmente avanzati

Tumori del polmone localmente avanzati

Tumori del retto localmente avanzati

Tumori anali localmente avanzati

Tumori del pancreas operati con margini chirurgici infiltrati

Lo studio

Risultati positivi nei casi di cancro alla testa e al collo. L’allarme dei medici: “C’è carenza di radiologi”

 

Trattamento combinato, negli Stati Uniti è boom

 

Negli Usa radioterapia e chemio sempre più in auge. Lo confermano i dati e gli ultimi studi che sottolineano la validità del trattamento combinato. Come accade nei tumori della testa e del collo, dove un protocollo congiunto, secondo un recente lavoro, ha rivelato una maggior possibilità di successo. La ricerca è stata effettuata su due gruppi di pazienti, sottoposti al doppio schema o soltanto a radioterapia. A dieci anni di distanza, la sopravvivenza libera da malattia è risultata del 12,3 per cento dei soggetti trattati con la sola radio contro il 18,4 percento di quelli curati con radio e cisplatino. «E una buona notizia», dice Jay Cooper, autore dello studio e direttore del Maimonides Cancer Center di New York, «ora siamo in grado di sradicare alcuni tumori della testa e del collo grazie all’aggiunta della chemioterapia alla radio».

Di più. Il boom attuale della terapia con radiazioni, come rivela uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Oncology e condotto in tre università americane, diventerà ancora più evidente alla fine del decennio. Tanto da mettere in crisi il settore per carenza di specialisti. Finora gli studi precedenti avevano delineato per il prossimo futuro una scarsità di oncologi a causa dell’invecchiamento della popolazione americana, ma non era mai stata valutata la forza lavoro in radio-oncologia. La tesi emersa dall’ultimo studio è che tra il 2010 e il 2020 si registrerà un aumento del 22 per cento del numero totale di pazienti sottoposti a radioterapia (passando da 470.000 all’anno a 575.000). Conseguenza di una richiesta maggiore, un incremento di oncologi radioterapisti di appena il 2 per cento (da 3.943 a 4.022 specialisti). Sempre che, dicono gli autori, il tasso attuale di specializzandi di 140 unità per anno negli Usa resti costante: «I corsi di specializzazione per gli anni 2014-2019 dovrebbero raddoppiare a 280 residenti per anno, così da consentire una crescita dell’offerta di oncologi radioterapisti pari alla crescita della domanda».

(g. d. b.)

 

PER SAPERNE DI PIÙ

www.ieo.it

www.radioterapiaitalia.it

Convegno Organizzato dallo IOM - Teatro Accademico del Bibiena 11 Maggio 2012

"Da sempre l’uomo è riuscito a parlare della morte tramite l’arte e cosi la morte è diventata uno dei temi centrali, se non il tema per eccellenza, dell’arte stessa. Acquisire la capacità di leggere l’evoluzione del pensiero artistico sulla morte è uno dei modi più efficaci per prendere un nuovo contatto con essa, superando la rimozione che la sociètà ha creato attorno al morire facendolo diventare un tabù. Il percorso di esplorazione della pittura e della musica può aiutare cittadini e operatori sanitari a superare questo tabù imparando a "vedere e parlare” di ciò che sembra impronunciabile."


Giuseppe De Martini Palliativista

 


PERCORSO: “PELLE, TATTO, EMOZIONI: LA CONSAPEVOLEZZA NEL TOCCO”

L’ Istituto Oncologico Mantovano al fine di realizzare il conseguimento dei propri fini istituzionali, ha progettato e finanziato  in collaborazione con la direzione della Struttura Complessa Cure Palliative (UOCP) un nuovo percorso formativo rivolto al personale sanitario del reparto Hospice.

 

PERCORSO: “PELLE, TATTO, EMOZIONI: LA CONSAPEVOLEZZA NEL TOCCO”

Premessa:

L’aptonomia (dal greco hapsis “tocco" e nomos "regola") può essere definita come la scienza dell’affettività nel tocco. Iniziata circa 50 anni fa dal medico Frans Veldamn ,l’aptonomia  è nata valutando l’importanza del tocco fra madre e il nascituro. Da più di 10 anni è utilizzata con risultati molto soddisfacenti per un'altra epoca della vita, quella del tramonto. Il tatto come ricorda Lucrezio è il senso più antico, è il senso del corpo intero. E' il primo a svilupparsi e sta alla base della percezione sensoriale. Il tatto è l'organo di senso legato alla pelle e alla superficie del corpo ma, contrariamente alla vista e all'udito, ci fa sentire le cose “ all'interno " di noi stessi. La pelle è l'organo attraverso il quale possiamo conoscere, memorizzare, valutare e registrare tutte le percezioni a partire dal concepimento conservandone l'impronta. Il contatto fisico, dunque, è un bisogno fondamentale per la persona e lo è tanto più per un malato: toccando un malato non ne consideriamo solo il corpo bensì la corporeità animata da sensazioni, sentimenti, emozioni. Con il percorso che proponiamo, il tocco diventa un modo per trasformare la vicinanza in dialogo e in reciprocità in grado di conferire rispetto, ascolto, accudimento alla persona. Per queste ragioni può trovare uno spazio importante nell'ambito dell'équipe multidisciplinare di Cure Palliative che agisce in quella fase della vita in cui non si può più guarire ma si può ancora fare molto per la persona malata. Alla base del percorso “Pelle, Tatto, Emozioni”' come si è detto, vi è il contatto con l'altro che deve essere sempre all'insegna della trasparenza e della non invadenza. In campo sanitario è una sorta di "terapia del benessere" che ha lo scopo di:

umanizzare un ambiente spesso connotato da dolore, angoscia, fatica

facilitare l'ascolto del proprio corpo

aumentare la consapevolezza del proprio corpo

aiutare ad accettare i cambiamenti del corpo

favorire il rilassamento

migliorare la respirazione

decontrarre la muscolatura

Al fine di introdurre il personale a questa terapia del contatto è stato organizzato un percorso di formazione rivolto a medici, infermieri, OSS delle cure palliative della durata di 8 incontri Obiettivo generale dell'attività formativa:

• integrare e armonizzare il gesto di cura attraverso la pratica del contatto e del massaggio sperimentando direttamente le varie tecniche su se stessi

Lo IOM dona altre 5 auto

Gazzetta di Mantova 19 aprile 2012

Si arricchisce ulteriormente il parco auto delle Cure Palliative del Poma, che hanno ricevuto in dono dallo Iom (Istituto Oncologico Mantovano) cinque nuovi automezzi per le cure domiciliari. Si tratta di cinque Fiat Panda, che vanno ad aggiungersi ai 10 mezzi già a disposizione del personale che quotidianamente presta assistenza ai pazienti curati a domicilio. Quest'anno Iom, associazione guidata da Attilio Anserini, ha sostenuto le Cure Palliative anche con altre acquisizioni: 10 materassi antidecubito ad alta performance, 2 armadi metallici, 2 librerie. La struttura Cure Palliative, diretta da Luciano Orsi, è stata inaugurata nel 2008: a giugno l'apertura dell'Hospice e a ottobre l'attivazione del percorso di ospedalizzazione domiciliare per le cure palliative oncologiche. L'obiettivo è quello di dotare il territorio mantovano di una rete in grado di far fronte al bisogno di cure palliative intercettando il maggior numero di malati con il proposito di migliorare la loro qualità di vita e dei loro familiari . Il bilancio di attività della rete è positivo. Il 2011 ha visto un incremento del 60% del numero di malati presi in carico. I malati assistiti quotidianamente sono circa 70, cioè triplicati rispetto al 2010.



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